Risposta di Roberto Castello

dicembre 15th, 2009 - 

Update! Postiamo qui di seguito la risposta definitiva e ufficiale di Castello, inviata ieri (18/12/09). Chi avesse letto la risposta precedente (da noi inserita per mantenere "vivo" il dibattito e pervenutaci da Castello il 9/12) può leggere anche quella che incolliamo qui di seguito. Ci scusiamo con Castello e con voi per l'inconveniente tecnico.

Carissime Peripezie, la vostra lettera contiene una legittima richiesta di chiarimento. Provo a rispondervi

Mi sono stati proposti un budget e un tempo e mi è stato chiesto di provare a fare sì che la decima edizione di Short Format lasciasse una traccia. Siccome credo davvero che la danza contemporanea sia una cosa buona e giusta, mi sono chiesto in che modo Short Formats potesse giovarle. Convinto che la fragilità della danza contemporanea italiana derivi in larga misura dalla debolezza del suo rapporto col pubblico, riflettendo, mi sono accorto che mai, almeno a mia memoria, era stata tentata una panoramica un po' sistematica, qualcosa che la rappresenti per quello che innanzitutto è: un movimento di pensiero. Vedere una cosa senza gli elementi per rapportarla al suo contesto non aiuta ad apprezzarla. Per questo mi è sembrato giusto dedicare questa edizione di un festival internazionale alla danza contemporanea italiana, accostando vecchi e giovani, veneti e napoletani. La scommessa era dimostrare che si può richiamare pubblico rappresentando un fenomeno collettivo vivace, anche in assenza di compagnie esotiche, star o fenomeni di tendenza. E' stato gratificante quindi constatare che il pubblico, anche per le compagnie meno conosciute, quest'anno è stato più numeroso che in altre edizioni ed ha continuato a crescere fino all'ultimo giorno, il che smentisce la leggenda dell'incapacità delle compagnie italiane di attrarre spettatori. I limiti oggettivi dell'operazione sono quelli giustamente evidenziati nella vostra lettera.

Ho guardato tutto il materiale che è stato inviato a Short Formats e a me (non poco). Sapevo che era lungi dall'essere tutto ciò che c'è in giro ora ma, pur con tutti i limiti, mi è parso sufficiente per una panoramica in 16 tappe di ciò che a me pare si muova in Italia in questi tempi. Il cartellone è stato poi il risultato di una serie di criteri di selezione che hanno portato all'esclusione di molte compagnie.

Ho cercato infatti di limitare l'indagine all'area più 'danzante', escludendo le forme più ballettistiche da un lato e quelle più ibride e concettuali dall'altro, non perché non le apprezzi, ma solo per limitare il campo di indagine. Non è stato inoltre invitato chi ha partecipato alle ultime edizioni di Short Format, chi è stato programmato recentemente o sarà presto programmato in città (a parte Deja Donné che mi è sfuggito, e me ne scuso) e chi risiede nell'area milanese, in quanto già programmato in città o in programma nel prossimo futuro. Per tutti questi ho rimandato esplicitamente alle programmazioni che li ospitano, cosa ribadita a più riprese in conferenza stampa. Ci sono stati inoltre alcuni che avevano impegni già fissati da tempo.

L'intento dunque non era quello di fare la top 16 della danza contemporanea, bensì quello di mettere assieme un ventaglio di realtà in qualche modo rappresentative dei diversi modi in cui i coreografi italiani affrontano il loro lavoro oggi. A Roma si producono lavori diversi da quelli che si producono a Milano, a Torino o in Toscana.

In questo quadro il sottotitolo mirava solo a portare con immediatezza l'attenzione del pubblico sul tema della rassegna. So che con gli stessi presupposti si sarebbe forse potuto fare un altro festival con compagnie differenti ma, siccome l'obiettivo era quello di portare l'attenzione sul fenomeno nel suo complesso, mi è sembrato giusto provarci comunque.

A posteriori, pur con tutti i suoi limiti, mi sembra che questa edizione di Short Format abbia almeno dimostrato che, anche con compagnie italiane di danza contemporanea, si può fare un festival. Chissà se questo potrà in qualche modo influenzare le scelte future dei programmatori.

Un saluto affettuoso

Roberto Castello

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Lettera aperta a Roberto Castello

dicembre 4th, 2009 - 

Buongiorno Roberto,

siamo Perypezye Urbane, una compagnia di danza contemporanea di Milano.

Ti scriviamo per condividere con te qualche nostra riflessione sull’edizione di Short Formats da te curata. Facciamo parte del c-dap, il coordinamento lombardo per le arti performative, il quale, tuttavia, ha preferito non appoggiare in via ufficiale queste nostre riflessioni.

Ci sembra che mai come in questo momento sia il caso di riflettere insieme a te che, oltre che al direttore artistico di questa edizione di Short Formats, sei anche uno dei riferimenti per il Tavolo Nazionale, e quindi forse la persona giusta con cui discutere. 

Entrando nel merito, abbiamo appreso con piacere il fatto che un membro del movimento dei coordinamenti fosse chiamato a dirigere un festival di Milano organizzato proprio dall’ente di promozione della danza sul territorio lombardo (quindi, in un certo senso, un ente di emanazione ministeriale). Tuttavia, quando abbiamo letto le tue indicazioni di “curatela” del festival, ci sono venuti dei dubbi sulla bontà dell’operazione da te messa in piedi.

Leggendo direttamente dalla newsletter del Crt il titolo che accompagna la rassegna, ovvero 'Al Teatro dell'Arte una panoramica delle correnti e degli stili  che attraversano la coreografia italiana contemporanea' e leggendo la tua nota critica in cui ti prefiggi di "disegnare una geografia complessiva… della coreografia contemporanea", d'impatto si e' creata nella nostra testa il dubbio riguardo il significato di quel titolo, ancor prima di leggere gli artisti coinvolti che certo, non per colpa loro, sono stati investiti della responsabilità di rappresentare la totalità della  danza contemporanea italiana. Quindi non entreremo nel merito degli artisti da te scelti. E’ per noi chiaro (anche perché noi stessi organizziamo un festival) che la libertà di un direttore artistico di scegliere chi vuole è sacrosanta. Però per colpa di quella frase è inevitabile chiedersi se quegli artisti siano davvero rappresentativi del contemporaneo italiano! Alcuni certamente penseranno che sia proprio cosi e cioè che al Crt ci sarà realmente una panoramica della danza italiana. Ma altri altrettanto certamente (e legittimamente) penseranno il contrario. 

Il tuo intento è molto chiaro ma è, a nostro avviso, preoccupante. Preoccupante soprattutto perché, da quando sono nati i coordinamenti, e da quando una nuova coscienza politica sembra aver fatto capolino tra le giovani generazioni di performer e danzatori, ci sembra veramente complesso e diremmo quasi scorretto tentare di definire il contemporaneo italiano attraverso un festival di 16 spettacoli.

La nostra preoccupazione, vorremmo fosse chiaro, è soltanto dal punto di vista della comunicazione. Un festival che si propone l’intento di rubricare la danza italiana ci sembra molto pericoloso, pericoloso per gli inevitabili fenomeni di esclusione che questa operazione comporta. Ci chiediamo questa cosa (e purtroppo la rassegna stampa di oggi ci conferma nel nostro dubbio): immaginiamo il pubblico che verrà a teatro sapendo, perché così dice il titolo, di assistere alla fotografia (panoramica!) della danza contemporanea italiana. Quale responsabilità ti assumi! Segnare il discrimine tra 'danza che e' nella panoramica' e 'danza che non e' nella panoramica'. E chi non c'e'? Per il pubblico di Milano costoro non esistono, o non sono degni di fare 'panoramica'. Finché si tratta della “tua” panoramica, tutto bene, ma purtroppo il messaggio che passa è che questa è LA panoramica.

Noi crediamo, ribadendo che il focus delle nostre perplessità è la “comunicazione”, che da quando esistono il tavolo nazionale e i coordinamenti regionali, non possiamo più usare certi termini o certe definizioni perché sappiamo che la realtà è molto più complessa. Ti chiediamo quindi: è corretto – politicamente – che una persona, chiamata a dirigere un festival, tenti operazioni di definizione della danza contemporanea?

Perypezye Urbane

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Performance in laguna

dicembre 2nd, 2009 - 

Palazzo delle Esposizioni ai Giardini della BiennaleSi è da poco conclusa Performa 09, Biennale di Performance di New York, che ha presentato i lavori di più di 150 artisti da tutto il mondo. Highlights sono state le performance di Tacita Dean, William Kentridge, Joan Jonas, Keren Cytter. La performance abolisce il confine tra teatro, danza, visual arts, new media arts, musica, architettura, video, design, moda, cucina, e chi più ne ha più ne metta. Ed è – forse – per questo che l'altra Biennale, quella di Venezia, ha deciso di mettersi al passo. Nel maggio del 2010, infatti, la Biennale di Arte Contemporanea inaugurerà la prima edizione del Festival Internazionale della Performance. Evviva! Non poteva che essere un settore come quello dell'arte contemporanea a far nascere sotto la sua ala qualcosa di nuovo (il settore della danza, quello forse più vicino alle "forme" della performance art, è infatti nelle grinfie di Ivo, il tedesco-brasiliano che ha deciso di invecchiare e morire al teatro Arsenale). A dicembre, udite udite, sul sito della Biennale verrà pubblicato un bando per giovani performer. Verranno selezionati 12 progetti. Stay tuned!

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Interview!

novembre 25th, 2009 - 

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Be Pedestrian!

novembre 1st, 2009 - 

Courtesy of Aprile on line

La forza degli Early works di Trisha Brown alla Fondazione Maramotti. 8 danze degli anni ’70 ci riportano a quando la danza era riflessione, non solo virtuosismi.
Il perché gli Early works di Trisha Brown arrivino in Italia solo oggi, 40 anni dopo la loro creazione, è un mistero. Ma meglio tardi che mai, e allora tanto di cappe
llo alla Fondazione Maramotti che, insieme a Reggio Emilia Danza e alla Fondazione iTeatri, porta fino a noi questi pezzi di storia che ormai si potevano vedere solo nella biblioteca del Lincoln Center di New York o in qualche soirèe al Centre Georges Pompidou.
Trisha Brown, direttrice artistica dell’omonima compagnia, è una delle esponenti di spicco della post-modern dance americana, che nasce come ribellione alla danza accademica, a Martha Graham, al Classico che impera, alla mancanza di riflessione critica sulla danza stessa. Una ribellione che avviene, a partire dagli anni ’60, contemporaneamente all’arte contemporanea, a quell’arte concettuale di cui Bruce Nauman (ora in Biennale, e pure vincitore del Leone d’Oro) fu una delle principali locomotive. Cos’è il linguaggio dell’arte dopo Duchamp? Cos’è il corpo? Come muoverlo? Ha senso muoverlo? Ed è così che la danza diventa scultura

, traducendo prima in parole e poi in movimenti
quei dettami della scultura minimalista che recitavano così, una volta tradotti da Yvonne Rainer in indicazioni danzerecce: eliminate il fraseggio, i climax, gli accenti; eliminate la performance e i personaggi; eliminate il campo spaziale, il movimento virtuoso e il corpo interamente esteso nello spazio. Sostituiamo tutto ciò con un’energia invariante, movimenti trovati (è il ready made della danza!), ripetizioni o eventi separati nel tempo, neutralità, attività che somiglino a “compiti”, o task, ritroviamo una dimensione umana.
Ciò che rese questo movimento unico, fu la presenza di un’intera comunità di artisti, per cui Trisha Brown non fu la sola. Insieme a lei, appunto, Yvonne Rainer, Debor
ah Hay, Steve Paxton, David Gordon, Meredith Monk, Lucinda Childs e tanti altri si radunarono attorno alla Judson Church, una chiesa sconsacrata, che divenne il simbolo della post-modern dance e che ancora oggi, il lunedì sera, (ogni lunedì sera!), propone le più recenti ricerche sul movimento e sull’arte. Insomma, per quelli del giro, vedersi gli Early Works di Trisha, è un viaggio nel tempo e nello spazio, alle fonti del bello.
Gli Early works in effetti non sono nulla di speciale. Semplici tasks, compiti, istruzioni, regole, dispositivi. Questo era, ed è, il concettuale nella danza. Portare in evidenza la struttura delle cose attraverso il movimento di tutti i giorni. Non curiamoci del loro risultato estetico: una volta che il concetto è emerso, lasciamolo lì a galleggiare, tutto il resto rimarrà inespresso, perché inutile.
Floor of the Forest è un semplice indagare sulla gravità. Due performer si issano su una
struttura dove sono state tese delle corde. Sulle corde sono stati infilati vestiti, magliette e pantaloni. I due dovranno infilarsi i pantaloni, rimanendo sospesi nell’aria, e la maglietta, abbandonandosi completamente. I vestiti ci reggono? I vestiti, nel loro vestirci, mettono a nudo il nostro peso. Ci reggiamo, sospesi, grazie ai nostri vestiti. Di cosa ci vestiamo tutti i giorni?
Le performance del gruppo “stick” (Sticks 2a, Sticks 2b, Sticks 1, Sticks 3), sono di una semplicità imbarazzante. Figure simmetriche, asimmetriche, ribaltate, creano una successione di azioni della durata di qualche minuto. Le azioni vengono scandite dalla voce dei performer i quali, una volta “arrivati”, lo annunciano agli altri, per poi poter procedere oltre. In caso di errore: “hold on”. Aspettate! Tutti fermi in attesa di risistemare la struttura dei bastoncini per poi andare avanti. Il richiamo a una società organizzata

diversamente è evidente: una società in cui la relazione e l’interdipendenza siano elementi cruciali per poter portare avanti un progetto comune.
I due lavori di accumulazione (Accumulation e Group Primary Accumulation), sicuramente più complessi, riproducono un processo cumulativo, prima in a-solo, poi in trio. Un processo ipnotico per lo sguardo e per la mente. Aggiungendo un pezzo per volta si arriva a creare un’intera architettura di movimento.
L’ultima danza, Spanish Dance, vede la partecipazione di Trisha stessa. Un trenino ancheggiante, sulla musica di Bob Dylan, arriva, vagone dopo vagone, performer dopo performer, tramite un movimento contagioso che si trasmette da corpo a corpo, arriva fino alla fondatrice della compagnia, ferma in testa al treno. Il trenino procede così, ma sulla nota finale della musica si schianta su un pilastro, ed è inevitabile per il pubblico scoppiare a ridere. Ma come, Trisha, fai deragliare il tuo stesso treno? O è l’ennesimo gesto di rottura con una tradizione che per troppo tempo ha ingabbiato la danza in una forma?
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Gd’A Lombardia

luglio 17th, 2009 - 

E grazie a un grande sforzo organizzativo di Artedanzae20, unito a un probabilmente ingente finanziamento di Fondazione Cariplo, il progetto della Giovane Danza d'Autore approda in Lombardia. 5 coreografi under35 verranno selezionati da un comitato secondo precisi criteri dettati dal gruppo originario della Giovane Danza d'Autore, le emiliane Selina Bassini e Monica Francia. Il bando uscira' a fine Luglio. Tanti gli spazi coinvolti, tra cui l'out-off. E importanti le realta' che, oltre alla Fondazione, sosterranno il progetto, tra cui l'obsolescente circuito ministeriale Lombardia Danza, unico circuito ministeriale lombardo ad essere finanziabile dallo Stato, e il CRT che, ricordiamo, e' l'ente per la promozione della danza della Lombardia. Grande lavoro diplomatico quindi di Onetti e Nuzzo. Ci auguriamo che Gd'A Lombardia contribuisca a radicare finalmente una cultura della ricerca e dell'innovazione nei giovani coreografi lombardi. Auguri!

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Martedì 21 a Piazza Montecitorio

luglio 17th, 2009 - 

Comunicazione dall’AGIS:

Contro il mancato reintegro del Fondo Unico per lo spettacolo con il conseguente azzeramento di qualsiasi possibilità di riforma legislativa del cinema e dello spettacolo dal vivo ed il rischio dell’ esistenza di oltre 6000 imprese di spettacolo e dell’occupazione di oltre 200 mila lavoratori esclusi , come nei precedenti, dagli interventi del decreto legge n.78 recante provvedimenti anticrisi
ci incontreremo tutti alle ore 17 di martedì 21 luglio a piazza Montecitorio
in vista dell’inizio della discussione in Aula del decreto anticrisi con la richiesta del voto di fiducia da parte del Governo.
Artisti, autori, imprenditori, lavoratori dello spettacolo chiederanno di essere ricevuti dal Presidente della Camera e dai Presidenti dei Gruppi parlamentari

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Solo in Azione su CiaoMilano!

luglio 7th, 2009 - 

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Io sono Perypezye Urbane

giugno 28th, 2009 - 

Io sono Perypezye Urbane from Perypezye Urbane on Vimeo.

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Solo in Azione’s coming!

giugno 22nd, 2009 - 

Come fai a sapere di avere sollevato il braccio? from Perypezye Urbane on Vimeo.

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