Courtesy of Aprile on line.
Dalla videoarte a youtube, passando dalla strabiliante offerta del digitale terrestre, sembra che non si parli altro che di video. A Milano più che altrove. Per i patiti del mezzo, Milano offre in questo periodo grandi opportunità di formazione, informazione, e fruizione. La capitale della moda e del design, di quella cultura materiale che da sola produce quasi il 5% di pil, strizza l’occhio all’immaterialità del video, ma sempre con grande concretezza. Il convegno Videomuseum, ad esempio. Organizzato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali della Lombardia, emanazione del Ministero per i Beni Culturali, la due-giorni di Videomuseum vuole riflettere sulla conservazione delle opere video. Sembra un problema banale, ma non lo è poi così tanto. Pensiamo ai primi video degli anni ’60. Come sono stati girati? Con che tecnologia? E se la pellicola deperisce, che tipo di intervento è possibile effettuare? E se, ancora, il proiettore voluto dall’artista e facente ormai parte dell’opera si guasta? Magari la ditta che l’ha prodotto è pure fallita, e non sono più disponibili pezzi di ricambio. Che fare? L’obsolescenza degli hardware e dei supporti, nella video arte, è un grande problema. Sembrano tecnicismi, ma pensiamo, banalmente, ai nostri pc. Quanto velocemente evolve la tecnologia e quanti “scarti” digitali ci lasciamo dietro ogni volta che effettuiamo un upgrade, frammenti di software che vengono abbandonati nella memoria del cyber spazio e mai più recuperati?
Di questo ed altro hanno discusso brillanti curatori, ricercatori e operatori professionisti, tra cui, preme menzionare, Elena Volpato, curatrice della GAM di Torino, prima istituzione pubblica a volere, nel ’99 una collezione di video arte. La Volpato si è trovata, prima in Italia in un museo pubblico, a dover affrontare problemi tipici della fruizione del video: quanti video posso mettere in una mostra per permettere al visitatore di visitarla in un tempo ragionevole e non farlo rimanere a Torino una settimana? come affrontare il problema dell’audio e delle interferenze tra un video e l’altro? E il catalogo? Come si fa a mettere un video in un catalogo? Quali frame scegliere come rappresentativi dell’opera? Altra menzione speciale del convegno ad Andrea Bruciati, direttore della Galleria Comunale di Monfalcone, museo di frontiera che presta grande attenzione al tema del video. Bruciati si è proposto, negli anni, di creare diversi format per diffondere la cultura della video arte, nel suo collocarsi in un ambito ibrido, con riferimenti culturali alla televisione, al cinema e all’arte. Come poter avvicinare il pubblico alla video arte? Sono necessarie precise strategie culturali, geografiche e politiche, che Bruciati ha trasformato in format culturali: Videoreport, una mostra itinerante con 90 curatori e 90 video, Prima visione, una serie di esposizioni ideate attorno alle influenze di grandi registi su giovani video artisti, Past Forward, ovvero come i grandi temi dei video artisti degli anni ’60 sono stati tradot.
Un altro evento degno di nota è More than zero, un festival sulle culture cross mediali che si struttura in diversi appuntamenti nel corso dell’anno. Sicuramente, nel suo genere, è l’appuntamento più interessante che Milano abbia da offrire. L’ultimo, appunto, il 26 novembre: More than… creativity. Pretesto della giornata un contest per giovani aspiranti citizen journalist: iReporter. Dopo un breve briefing pubblico sui do’s e i dont’s del bravo giornalista, una decina di ragazze e ragazzi sono stati sguinzagliati per la città, telecamera alla mano, alla ricerca di storie da raccontare, storie di micro giornalismo che, dice il relatore Marco Marsili “non arriverebbero alla dignità dei mass-media, ma che sono lo stesso degne di essere raccontate”. In loro attesa, un panel di creativi ha cominciato una riflessione, durata poi tutto il giorno, sullo stato della creatività in Italia. Partendo da Stefano Rolando, autore del recentissimo Libro Bianco sulla Creatività, la parola è passata a pubblicitari, professionisti del video, web designer, giornalisti, chiamati ad arricchire il dibattito in corso su come la grande popolazione dei creativi sta reagendo alla crisi in corso. Una reazione che non poteva essere che creativa, appunto, come hanno testimoniato Alessandro Cappellotto di Zooppa e Danilo Marinaccio, web designer freelance che ha messo all’asta la propria creatività su ebay. Nel pomeriggio un altro interessante appuntamento: giovani, pubblicitari, visual designer hanno presentato i loro migliori progetti a responsabili editoriali, content provider, agenzie di comunicazione, centri di produzione audiovisiva. Come nella riunione di una grande agenzia creativa a porte aperte, ogni progetto è stato valutato, migliorato, modificato, anche insieme al pubblico. Un vero evento 2.0, si potrebbe dire. Sembra che Milano, forse per effetto della crisi, si stia svegliando dal torpore e ricominci a produrre cultura, riflessione e giovane progettualità.
