Buongiorno Roberto,
siamo Perypezye Urbane, una compagnia di danza contemporanea di Milano.
Ti scriviamo per condividere con te qualche nostra riflessione sull’edizione di Short Formats da te curata. Facciamo parte del c-dap, il coordinamento lombardo per le arti performative, il quale, tuttavia, ha preferito non appoggiare in via ufficiale queste nostre riflessioni.
Ci sembra che mai come in questo momento sia il caso di riflettere insieme a te che, oltre che al direttore artistico di questa edizione di Short Formats, sei anche uno dei riferimenti per il Tavolo Nazionale, e quindi forse la persona giusta con cui discutere.
Entrando nel merito, abbiamo appreso con piacere il fatto che un membro del movimento dei coordinamenti fosse chiamato a dirigere un festival di Milano organizzato proprio dall’ente di promozione della danza sul territorio lombardo (quindi, in un certo senso, un ente di emanazione ministeriale). Tuttavia, quando abbiamo letto le tue indicazioni di “curatela” del festival, ci sono venuti dei dubbi sulla bontà dell’operazione da te messa in piedi.
Leggendo direttamente dalla newsletter del Crt il titolo che accompagna la rassegna, ovvero 'Al Teatro dell'Arte una panoramica delle correnti e degli stili che attraversano la coreografia italiana contemporanea' e leggendo la tua nota critica in cui ti prefiggi di "disegnare una geografia complessiva… della coreografia contemporanea", d'impatto si e' creata nella nostra testa il dubbio riguardo il significato di quel titolo, ancor prima di leggere gli artisti coinvolti che certo, non per colpa loro, sono stati investiti della responsabilità di rappresentare la totalità della danza contemporanea italiana. Quindi non entreremo nel merito degli artisti da te scelti. E’ per noi chiaro (anche perché noi stessi organizziamo un festival) che la libertà di un direttore artistico di scegliere chi vuole è sacrosanta. Però per colpa di quella frase è inevitabile chiedersi se quegli artisti siano davvero rappresentativi del contemporaneo italiano! Alcuni certamente penseranno che sia proprio cosi e cioè che al Crt ci sarà realmente una panoramica della danza italiana. Ma altri altrettanto certamente (e legittimamente) penseranno il contrario.
Il tuo intento è molto chiaro ma è, a nostro avviso, preoccupante. Preoccupante soprattutto perché, da quando sono nati i coordinamenti, e da quando una nuova coscienza politica sembra aver fatto capolino tra le giovani generazioni di performer e danzatori, ci sembra veramente complesso e diremmo quasi scorretto tentare di definire il contemporaneo italiano attraverso un festival di 16 spettacoli.
La nostra preoccupazione, vorremmo fosse chiaro, è soltanto dal punto di vista della comunicazione. Un festival che si propone l’intento di rubricare la danza italiana ci sembra molto pericoloso, pericoloso per gli inevitabili fenomeni di esclusione che questa operazione comporta. Ci chiediamo questa cosa (e purtroppo la rassegna stampa di oggi ci conferma nel nostro dubbio): immaginiamo il pubblico che verrà a teatro sapendo, perché così dice il titolo, di assistere alla fotografia (panoramica!) della danza contemporanea italiana. Quale responsabilità ti assumi! Segnare il discrimine tra 'danza che e' nella panoramica' e 'danza che non e' nella panoramica'. E chi non c'e'? Per il pubblico di Milano costoro non esistono, o non sono degni di fare 'panoramica'. Finché si tratta della “tua” panoramica, tutto bene, ma purtroppo il messaggio che passa è che questa è LA panoramica.
Noi crediamo, ribadendo che il focus delle nostre perplessità è la “comunicazione”, che da quando esistono il tavolo nazionale e i coordinamenti regionali, non possiamo più usare certi termini o certe definizioni perché sappiamo che la realtà è molto più complessa. Ti chiediamo quindi: è corretto – politicamente – che una persona, chiamata a dirigere un festival, tenti operazioni di definizione della danza contemporanea?
Perypezye Urbane

Care Perypezie Urbane,
mi sento di commentare questa vostra lettera aperta perchè anch'io lavoro nell'ambito della danza contemporanea, della performance cercando di divulgare i linguaggi contemporanei in un territorio difficile come quello abruzzese. So bene che la situazione in tutto il territorio italiano non è delle migliori, ma vi assicuro che la nostra terra, per quanto fertile e disponibile almeno dal punto di vista del pubblico che continuo a credere sia aperto e curioso, pone ostacoli continui al nostro lavoro soprattutto a causa delle scelte (o meglio, non scelte!) di politica culturale. Ma non mi dilungo in considerazioni che per quanto interessanti per un confronto, potrebbero risultare fuori luogo in questo ambito specifico.
Quello che voglio dire è che tutti gli operatori culturali sono costretti a fare delle scelte ed è sempre difficile per chi non è ancora nessuno, non riconosciuto e che lotta per far valere la propria visione dell'arte della scena, entrare in contatto ed essere ammessi nei circuiti nazionali. Sono certa che Roberto Castello, di cui stimo senza alcun dubbio la ricerca artistica, non volesse farsi promotore di una panoramica generale e completa della danza in Italia, perchè come ho accennato prima, ci sono realtà di tutto rispetto che vivono e lavorano ancora nell'ombra. Credo sia sottinteso che la sua sia una panoramica fatta di scelte personali. Pur essendo certa di questa mia affermazione, credo che in Italia non ci sia una modalità veramente aperta di stimolazione per le nuove realtà, avendo personalmente riscontrato che quando non si è nessuno e non si è sostenuti e spinti da personalità di valore, si può arrivare fino ad un certo punto…certo, comunque soddisfacente per chi come noi lo raggiunge con le proprie forze e i propri sforzi, ma sicuramente non sufficiente per permettere di creare una forza lavorativa.
Questa non vuole essere una critica fine a se stessa ma una riflessione che mi piacerebbe condividere e confrontare con voi che senza dubbio investite molte energie per andare avanti, come me, come noi, come tutti quelli che sentono di non voler cedere e che continuano a credere in un mondo aperto alla cultura dei linguaggi della nuova generazione.
Grazie mille per l'attenzione. Sara.
Per fortuna che c'è qualcuno che ha il coraggio di prendere la parola.
L'unica cosa che mi dispiace è che è stato scritto da due danzatori e organizzatori di un festival.
Niente contro di voi, assolutamente (!!!), ma se fosse stato scritto da un giornalista o critico di danza, sono sicura che, l'articolo, sarebbe stato preso molto più in considerazione.
In questo caso,
invece, si rischia di cadere (soprattutto in Italia) nell'errore di pensare che nelle vostre parole ci sia un pò di gelosia o invidia.
Io, ribadisco, sono pienamente d'accordo con voi.
Da qualche anno vivo a Bxl ed ogni volta che vedo la realtà italiana mi viene sempre più voglia di prendere la residenza in Belgio e continuare a fare i miei lavori quì, dove c'è molta possibilità per i giovani di emergere con Residenze artistiche ovunque e vetrine organizzate dalla Comunità Francese o Fiamminga.
Pochi giorni fa,
ad esempio, la Biennale di Charleroi-Danse,
ha invitato ben 40 operatori nei due giorni di open showing delle residenze artistiche.
Questo sì che aiuta ad ampliare la "geografia" della danza contemporanea, a mantenere viva l'arte contemporanea e, speriamo, possa tendere sempre a infinito…
Erika
salve, mi fa piacere cogliere l'opportunità di questa riflessione aperta che sicuramente potrà solo portare apertura e miglioramenti. Ogni occasione di scambio di vedute è costruttiva. Ieri sera sono stata a Short Formats e devo dire che c'era una bella atmosfera, una vivacità che non vedevo negli ultimi anni, quindi una ripresa di questo Festival dopo gli anni post-Toma per intenderci.
Ma torniamo alla questione posta da Perypezye: penso che davvero il problema sia sempre nella chiarezza: ho in mano un comunicato-stampa credo, firmato da Sisto Dalla Palma e Roberto Castello che afferma che "nella scelta degli spettacoli si sono volute privilegiare compagnie poco o mai viste a Milano. Di qui la totale assenza di spettacoli di artisti milanesi. La città ospita infatti festival e rassegne importanti e garantisce agli artisti residenti occasioni di incontro con il pubblico con le quali Short Formats ritiene giusto porsi in logica di complementarità e collaborazione", è una scelta che non apprezzavo ma se non altro chiara, una scelta del un direttore artistico, che si rispetta e si discute come ogni scelta.
poi qualche milanese-lombardo è arrivato tra dj set e masterclass, e è arrivata la confusione dei messaggi, troviamo ciò che Perypezye ha riportato dalla newsletter del CRT e nota critica di Castello su "disegnare una geografia complessiva della coreografia contemporanea… una panoramica delle correnti e degli stili che attraversano la coreografia italiana contemporanea.." , "LA panoramica" come appunto sottolinea Perypezye. E qui è arrivato anche il senso di esclusione degli artisti lombardi, E' chiaro che per chi vive qui si crea un problema rispetto al suo pubblico e al suo ambiente, anche perché questa situazione che Roberto immagina di rassegne che garantiscono gli artisti residenti non è affatto vera, anzi forse gli artisti residenti in questa città dalla vocazione cosmopolita sono i più esclusi da tutto e in più non sono invitati nelle altre città italiane, dobbiamo ricordare che questa è forse la città dove la danza contemporanea è da sempre in maggiore difficoltà, quella che ha sempre avuto meno finanziamenti ministeriali, che non ha avuto una legge regionale, che ha subito per anni la presenza del Teatro alla Scala in tutti i teatri della città, che dopo gli anni del Teatro Nazionale e di Milano Oltre ha visto davvero diminuire l'importanza data a questa danza .
Direi che c'è stata una pecca di conoscenza della realtà locale, che forse il CRT non ha fornito e che invece era in dovere di dare al nuovo direttore artistico, visto che è l'ente promozione danza della Lombardia e che prende dei finanziamenti per esserlo. D'altro canto forse ci aspettavamo un confronto preliminare con un direttore che finalmente era uno di noi, uno dei coordinamenti appunto.
Coglierei l'occasione per chiedere un rafforzamento di spirito collaborativo del Tavolo e dei coordinamenti e anche forse una rassegna dedicata agli artisti residenti nella nostra regione: una volta questo ruolo lo aveva MILANO OLTRE organizzato da Teatro di Porta Romana e Elfo, dove OLTRE era oltre Milano e non estero e che era proprio un momento di confronto tra tutti gli artisti residenti, dove si poteva riflettere sull'andamento e la salute della produzione delle nostre Compagnie. Sarebbe ancora un'ottima occasione per far crescere la nostra qualità e diventare un po' alla volta competitivi sul piano nazionale e internazionale.
Forse dovremmo chiedere a questo punto una rassegna per MILANO E LOMBARDIA,chiederla proprio al CRT, proprio per compensare questo Short Formats e ristabilire le relazioni giuste.
Franca Ferrari- C.I.M.D. danza contemporanea
Buongiorno!
Abbiamo ricevuto qualche giorno fa la mail di risposta di Roberto Castello. Ad oggi stiamo aspettando la sua definitiva autorizzazione a pubblicarla.
Quindi… stay tuned!
grazie Perypezye! sto seguendo con attenzione la questione.