Update! Postiamo qui di seguito la risposta definitiva e ufficiale di Castello, inviata ieri (18/12/09). Chi avesse letto la risposta precedente (da noi inserita per mantenere "vivo" il dibattito e pervenutaci da Castello il 9/12) può leggere anche quella che incolliamo qui di seguito. Ci scusiamo con Castello e con voi per l'inconveniente tecnico.
Carissime Peripezie, la vostra lettera contiene una legittima richiesta di chiarimento. Provo a rispondervi
Mi sono stati proposti un budget e un tempo e mi è stato chiesto di provare a fare sì che la decima edizione di Short Format lasciasse una traccia. Siccome credo davvero che la danza contemporanea sia una cosa buona e giusta, mi sono chiesto in che modo Short Formats potesse giovarle. Convinto che la fragilità della danza contemporanea italiana derivi in larga misura dalla debolezza del suo rapporto col pubblico, riflettendo, mi sono accorto che mai, almeno a mia memoria, era stata tentata una panoramica un po' sistematica, qualcosa che la rappresenti per quello che innanzitutto è: un movimento di pensiero. Vedere una cosa senza gli elementi per rapportarla al suo contesto non aiuta ad apprezzarla. Per questo mi è sembrato giusto dedicare questa edizione di un festival internazionale alla danza contemporanea italiana, accostando vecchi e giovani, veneti e napoletani. La scommessa era dimostrare che si può richiamare pubblico rappresentando un fenomeno collettivo vivace, anche in assenza di compagnie esotiche, star o fenomeni di tendenza. E' stato gratificante quindi constatare che il pubblico, anche per le compagnie meno conosciute, quest'anno è stato più numeroso che in altre edizioni ed ha continuato a crescere fino all'ultimo giorno, il che smentisce la leggenda dell'incapacità delle compagnie italiane di attrarre spettatori. I limiti oggettivi dell'operazione sono quelli giustamente evidenziati nella vostra lettera.
Ho guardato tutto il materiale che è stato inviato a Short Formats e a me (non poco). Sapevo che era lungi dall'essere tutto ciò che c'è in giro ora ma, pur con tutti i limiti, mi è parso sufficiente per una panoramica in 16 tappe di ciò che a me pare si muova in Italia in questi tempi. Il cartellone è stato poi il risultato di una serie di criteri di selezione che hanno portato all'esclusione di molte compagnie.
Ho cercato infatti di limitare l'indagine all'area più 'danzante', escludendo le forme più ballettistiche da un lato e quelle più ibride e concettuali dall'altro, non perché non le apprezzi, ma solo per limitare il campo di indagine. Non è stato inoltre invitato chi ha partecipato alle ultime edizioni di Short Format, chi è stato programmato recentemente o sarà presto programmato in città (a parte Deja Donné che mi è sfuggito, e me ne scuso) e chi risiede nell'area milanese, in quanto già programmato in città o in programma nel prossimo futuro. Per tutti questi ho rimandato esplicitamente alle programmazioni che li ospitano, cosa ribadita a più riprese in conferenza stampa. Ci sono stati inoltre alcuni che avevano impegni già fissati da tempo.
L'intento dunque non era quello di fare la top 16 della danza contemporanea, bensì quello di mettere assieme un ventaglio di realtà in qualche modo rappresentative dei diversi modi in cui i coreografi italiani affrontano il loro lavoro oggi. A Roma si producono lavori diversi da quelli che si producono a Milano, a Torino o in Toscana.
In questo quadro il sottotitolo mirava solo a portare con immediatezza l'attenzione del pubblico sul tema della rassegna. So che con gli stessi presupposti si sarebbe forse potuto fare un altro festival con compagnie differenti ma, siccome l'obiettivo era quello di portare l'attenzione sul fenomeno nel suo complesso, mi è sembrato giusto provarci comunque.
A posteriori, pur con tutti i suoi limiti, mi sembra che questa edizione di Short Format abbia almeno dimostrato che, anche con compagnie italiane di danza contemporanea, si può fare un festival. Chissà se questo potrà in qualche modo influenzare le scelte future dei programmatori.
Un saluto affettuoso
Roberto Castello

..leggo solo ora l'update.. ma qual è la differenza con la prima lettera?
mah..
bè…nessun pentimento…lui fedele alla linea…la sua e del suo gruppetto!
D'accordo con voi! ma un consiglio per 'anonimo': è importante essere più coraggiosi e firmarsi con il proprio nome e cognome!
Un'ultima parola: non avevo dubbi sulle dinamiche di gestione della danza italiana per favorire i propri compagnoni. Mi sorprende che ve ne siate accorti solo ora! Ma il problema è: quando si agirà per capire come creare una inversione di rotta?
ragazzi! venite a trovarci su studio28.tv!
a presto.