Caro Giovanni, non ho saputo rinunciare alla performance di Giuseppe. Questa volta l’attore ha prevalso sul danzatore (ma che attore!). Il momento più bello è quello intorno allo specchio (=poco prima e poco dopo), non solo perchè… lo specchio bla bla bla (sappiamo), ma anche per l’inquadratura, la luce, il movimento della ripresa… mi ricordava quei bacili smaltati di bianco un po’ scrostati e quei giovani uomini degli anni Quaranta tormentati fino all’autoeliminazione. Ciò fa nobilmente da contrappunto al bailamme dolente dell’uomo contemporaneo spinto, che al prendere atto dell’empasse, preferisce annegarsi in qualunque apparenza di “verità”. Vi voglio bene.
Per chi non l’avesse visto, nei prossimi giorni metteremo on-line un breve estratto.
La critica di Silvana Renata Romana
La critica di SRR
Caro Studio28,
EUREKA!
Ti dicevo che riscontravo una frattura tra la lunghezza d’onda delle altre didascalie in rapporto a quella dell’immagine della figura luminosa in nero, perchè lo scritto relativo a quest’ultima mi appariva un po’ dissonante per la sua connotazione prevalentemente filosofica. E invece, ecco! Come la chiava di volta di una volta ogivale rappresenta una frattura di direzione fra l’andamento delle linee singole… ma proprio per questo… ne costituisce l’armonico compimento. Qui la luce che c’è genera il corpo che non c’è.
Silvana Romana Renata
La critica di SRR
Caro Studio 28,
vorrei comunicarti l’eco che ha lasciato in me la mostra attuale: notevole armonia di colori e davvero sapiente sequenza di immagini. Mentre ti scrivo non sto evocando. E’ come se nell’attimo qui, proprio ora, la mia retina continuasse a percepire (un po’ come succede per il volto della persona amata che persiste anche quando non lo si chieda al proprio “archivio”). Per le due elaborazioni della scrittura ho un vocabolo assolutamente improprio (!): dolcissime. Circa la sequenza: mirabile direi la cesura senza soluzione di continuità di quell’abito nero, come il respiro di chi declami una poesia.
Silvana Romana Renata
